Caro direttore,
nell’ultimo Consiglio comunale di Crema, è stata approvata l’istituzione del registro civile delle coppie di fatto. Dibattito politico molto acceso, ma poco chiaro. Ecco le parole del Presidente del Consiglio comunale, il quale ha sottolineato come sia “abituato a far discendere i regolamenti comunali dalle legge, e non il contrario”, sottolineando il suo dissenso.

Onore all’onestà intellettuale del prof Vincenzo Cappelli, dalle quali parole si evince l’inutilità legislativa di tale provvedimento, visto la non consonanza con la legge nazionale. Chiara, invece, l’ideologia portata avanti dalla maggioranza in Consiglio, sottolineata da un susseguirsi di informazioni circa la decisione o meno di cancellare dai moduli comunali il riferimento al padre e alla madre, sostituendo la dicitura con un generico “genitore 1” e “genitore 2”. Lunedì sera, poco dopo la fine del Consiglio, un Ansa annuncia “il via libero definitivo alle unioni civili” e nello stesso testo annuncia che “la modulistica dei servizi educativi, come fanno sapere dall’ufficio di staff del Sindaco, è già stata revisionata: non vi si accenna più a maternità e paternità ma si parla di genitore 1 e genitore 2”. Giovedì pomeriggio, dopo l’intervento anche di Cesare Mirabelli (Presidente emerito della Corte costituzionale) sulle colonne di Avvenire, lo stesso ufficio del Sindaco comunica che dai moduli in questione nessuno ha mai tolto padre e madre e che le diciture “primo genitore” e “secondo genitore” hanno solo una valenza di ordine pratico. Prima una conferma e poi un dietrofront? Sicuramente tale scelta sarebbe a dir poco ridicola, se non fosse che dietro ciò vi è un’idea precisa e confusa. Precisa per il fatto che si appoggia a una ideologia, quella del gender, che sta cercando in tutti i modi di voler sfasciare la famiglia; una ideologia mossa quasi da un odio verso la verità, verso il fatto innegabile che tutti, per poter vivere, hanno avuto bisogno, hanno bisogno e avranno bisogno di un padre e una madre. È sempre stato così e sempre sarà così. Il padre e la madre dicono la nostra umanità, con il nostro limite, il nostro bisogno, il nostro essere creature e non il Creatore. Proprio questo a qualcuno, forse, fa perdere completamente il senno, e nella rabbia agisce, “legifera” e grida alla conquista di diritti. È giusto ricordare la definizione della parola diritto, così da far emergere la confusione lessicale. Diritto non equivale a capriccio o desiderio. Nel diritto, dalle origini di tale concetto nella cultura greco-romana, vi è la tutela delle relazioni interpersonali e così il riconoscimento della necessità della difesa del più debole. La difesa del più debole è sempre stata un imperativo morale ed etico, la base del vivere in società. Ora, tra il desiderio di una coppia omosessuale o lesbica e la necessità di un bambino ad avere un padre e una madre, cosa possiamo definire diritto da tutelare? Ecco che emerge come la scelta di indicare “genitore1 o 2” sarebbe, allora, a dir poco pericolosa. Semplicemente perché cerca di sovvertire la realtà, basata sulla differenza come ricchezza. Qui nessuno contraddice la necessità del rispetto di tutte le persone, omosessuali, lesbiche, eterosessuali , ma si vuole ribadire la realtà. Una verità che dice la diversità tra l’uomo e la donna. Papa Francesco è stato chiarissimo in merito e nell’udienza del 15 aprile scorso ha affermato: “mi domando, se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa. Sì, rischiamo di fare un passo indietro. La rimozione della differenza, infatti, è il problema, non la soluzione. Per risolvere i loro problemi di relazione, l’uomo e la donna devono invece parlarsi di più, ascoltarsi di più, conoscersi di più, volersi bene di più. Devono trattarsi con rispetto e cooperare con amicizia.” Così ha ripreso il concetto nel discorso di domenica 14 giugno 2015 in apertura del Convegno ecclesiale della diocesi di Roma: “L’essere genitori si fonda nella diversità di essere, come ricorda la Bibbia, maschio e femmina. Questa è la prima e più fondamentale differenza, costitutiva dell’essere umano. È una ricchezza. Le differenze sono ricchezze.” Per restituire l’essere umano alla sua dignità dobbiamo difendere le differenze perché sono essenziali alla vita. Riconoscere la dignità di ogni persona non significa voler rendere tutto di un solo colore. Mi si conceda degli esempi: se esistesse, al mondo, solo un colore non si potrebbe nemmeno identificarlo come tale; infatti il blu, ad esempio, si distingue dal rosso perché il rosso rimane rosso e il blu rimane blu. Considerazione che si può applicare all’immagine della luce che “fa esistere” e del buio “che divora e conduce alla non esistenza, al non esserci”. Quando siamo al buio nessuno e niente si distingue, tutto è buio e basta. Nella luce, invece, gli oggetti e le persone hanno vita, possono vedersi e ri-conoscersi. Se stai mangiando una mela e vuoi avere il “diritto” di chiamarla arancia, puoi farlo ma se è mela rimarrà sempre mela. La famiglia è famiglia in quanto unione di un uomo e una donna, di un padre e una madre. Non confondiamo termini e concetti! Doveroso legiferare sulle unioni di fatto, rafforzando e chiarificando il codice civile, in materia di eredità, proprietà, diritto ad accudire in fasi delicate della vita (ma tale compito è del Parlamento). Ma per rispetto proprio di tutte le persone, comprese le persone omosessuali, non si cada nella falsità di voler rendere tutto dello stesso colore. Ne andrebbe della dignità della vita. Mi si permetta, allora, un ultima considerazione: se un domani le voci del cambio della modulistica dovessero trovare conferma, e mi dovessi trovare nel dover compilare e firmare tali moduli per mio figlio o mia figlia (sappia fin d’ora il Comune di Crema) utilizzerò la biro rossa, come quando correggo i compiti in classe dei miei alunni e per il loro bene mi trovo costretto a sottolineare l’errore e a indicare la correzione. Con amorevole intenzione barrerò “genitore 1” e “genitore 2” e scriverò PADRE E MADRE.
MARCO CASSINOTTI