mondo-padano

In queste settimane siamo travolti dai titoli di giornali e televisioni sui tristi fatti del terrorismo fanatico avvenuti la sera del 13 novembre a Parigi. Ma un TG di 60 secondi può spiegarci cosa sta realmente accadendo nel mondo? In verità ciascuno di noi è chiamato ad una riflessione più profonda, più vera e umile. Ciascuno di noi, bambini e adulti, dovrebbe chiedersi: “Come posso io, nel mio piccolo, contribuire a costruire un mondo di pace?”. La più grande tentazione è quella di cedere alla paura e alla violenza e pensare che il nostro impegno sia inutile, magari ripetendo un triste: “intanto, non posso fare niente”…In realtà ciascuno di noi è chiamato ad una grande responsabilità. Dobbiamo imparare ad usare la ragione per indagare e approfondire realmente quello che sta accadendo, dobbiamo imparare (prendere e apprendere) confrontandoci tra di noi. Dobbiamo studiare la storia per capire da dove veniamo e per sentirci veramente protagonisti della storia del presente. Ma una persona che anche conoscesse a memoria tutti i fatti storici del passato non avrebbe alcun merito se non capisse il suo essere protagonista della storia di oggi. Ciascuno di noi ha una responsabilità: arrivare a quella consapevolezza che sa dialogare. Che sa distinguere il male dal bene. Per poter scegliere, in libertà, di costruire il bene. Non chi urla di più ha la verità; la verità non è una idea da imporre, ma dono da vivere. E riesce a viverlo solo chi ama l’umiltà. Ecco che in questi giorni così carichi di emozione mi sono trovato di fronte a dei ragazzi delle scuole medie e superiori che attendono dal loro professore di religione una risposta ai mille “perché” presenti nel loro cuore e nelle loro tasche. Domande a volte talmente pesanti che possono anche frenare il cammino bello e vero della vita. Mi sono sentito piccolo. Ma al posto giusto. Perché “costretto” anche io a fermarmi e comunicare con ragazzi di 12/18 anni che vedono il mondo in un modo diverso rispetto agli adulti. Non banale! Diverso! Avere la prospettiva dei ragazzi a volte è un grande dono. Con loro ho cercato di mettermi in ascolto del rumore che ci sta assediando e ho cercato di ascoltare le loro riflessioni. A loro ho detto con chiarezza che questa sfida la potremo vincere solo a partire dalla scuola, dall’educazione e dal dialogo. Dalla loro realtà. “Un’altra storia” che loro già vivono. Che loro insegnano a noi adulti. “Un’altra storia” rispetto a chi vuole fare dell’integrazione un qualcosa di mostruoso. Dai banchi di scuola ci arriva l’insegnamento di cosa voglia dire volersi bene al di là del colore della pelle o del passaporto di origine. Sicuramente una realtà che fà meno rumore di tante urla, ma che è nostro compito difendere e coltivare. Nostra responsabilità è lavorare nel silenzio e nell’umiltà perché solo così si contribuisce nel nostro piccolo a ri-costruire quel mondo di pace che da sempre è nel cuore di Dio. Un Dio che è Padre e che vuole solo la vita per i suoi figli.

Ci ha aiutato nella riflessione questa piccola storia della tradizione cinese, utilizzata anche da tanti altri colleghi in questi giorni così bisognosi di una luce vera che guidi il nostro agire. Già mi sembra bello che in tanti insegnanti abbiamo usato la stessa storia; segno di un impegno silenzioso (come quello del monaco del racconto) e non ambizioso, umile e non presuntuoso in cerca di protagonismo. Un impegno che riconosce il bisogno di camminare insieme per contribuire a costruire il bene comune: un mondo in pace.

 

Un giorno il sole si frantumò in migliaia di pezzi, che si sparsero al suolo in una valle remota. Le tenebre calarono sulla terra e non bastava la luce notturna della luna a illuminare il mondo. La vita procedeva a fatica, mentre una grande desolazione regnava in ogni luogo. Gli uomini non sapevano che cosa pensare. Si riunivano in gruppi a discutere, ma intanto il tempo passava senza che nulla avvenisse. Di giorno si accendevano i fuochi per rompere le tenebre, di notte si aspettava la luce della luna. Un monaco, che aveva la sua cella vicino alla valle dove erano caduti i frammenti del sole, guidato dai timidi bagliori, cominciò a raccogliere i piccoli pezzi luminosi e ad attaccarli insieme. Trascorse molti anni in questo silenzioso lavoro, ma alla fine il sole tornò di nuovo a splendere e ricominciò a illuminare le albe e i tramonti della Terra. Quando poi giungeva sopra la cella, si fermava un momento, per restituire un po’ di quella luce e quel calore che il monaco gli aveva fatto riacquistare.