DIVENTARE ADULTI “RITORNANDO COME BAMBINI”

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IL MIO ARTICOLO SULLA FINE DELLA SCUOLA #MONDO PADANO #ILNUOVOTORRAZZO

Fine maggio, inizio giugno. Anche la natura dice che la scuola sta per finire. I suoi colori e i suoi profumi annunciano l’estate che arriva. Dentro di me si mischiano ricordi dell’infanzia con la vita del professore. Gli scrutini di fine anno scolastico sono i protagonisti indiscussi delle giornate degli insegnanti che hanno dato tutto per un intero anno, hanno dato tutto per loro: gli alunni. Quei giovani destinatari di tante promesse disattese dalla società. Disattese dall’incapacità degli adulti di divenire veramente adulti. Un egoismo nutrito dall’invidia della giovinezza, o dalla paura della responsabilità. Eppure il segreto sta proprio nel divenire adulti “ritornando come bambini”. Diventare persone responsabili difendendo e mantenendo quello sguardo innocente dei bambini che sa ri-conoscere la vita come dono. Acquisire la saggezza in quello sguardo semplice che ri-conosce ogni giorno qualche cosa per cui vale la pena di ringraziare. I giovani di oggi sono, secondo la definizione di Massimo Recalcati, la generazione Telemaco, in perenne ricerca della figura paterna. In ricerca di adulti che dovrebbero essere testimoni. Ma sembrano non esserci più. “Il disagio dei nostri figli non è più centrato sull’antagonismo tra le generazioni, ma sulla perdita della differenza e, dunque, sull’assenza di adulti in grado di esercitare funzioni educative e di costruire quell’alterità che rende possibile l’urto alla base di ogni processo di formazione. Il malessere attuale della giovinezza non risiede nell’opposizione tra sogno e realtà ma nell’assenza di sogno”. Gli adulti dovrebbero mostrare che i sogni possono diventare realtà. Un mondo senza adulti sarebbe ingovernabile. Ma un mondo senza bambini sarebbe semplicemente senza senso. È l’incontro tra le generazioni una ricchezza da difendere che la scuola caparbiamente tenta di fare tutti gli anni. Ma ciascuno di noi si deve sentire responsabile e protagonista. Il nostro passato bagnato dalla misericordia diventa saggezza fertile per il presente e il futuro. Aiuta a comprendere meglio la vita. Riguardare al periodo degli studi dopo anni, dopo averlo vissuto e affrontato, ci aiuta ad avere uno sguardo complessivo sulla vita. Percorso indispensabile per tutti gli insegnanti, ma anche per tutti gli educatori. Ri-conoscere la misericordia di Dio e vivere la misericordia di noi stessi. Non si può essere buoni educatori se non si è “fatto pace” con lo studente che è in noi. E così ri-conoscersi studente ancora oggi. Di Maestro ve ne è solamente uno, per tutti! “L’educazione è cosa del cuore”, soleva dire don Bosco, per questo penso non si possa educare bene se non con un cuore in pace, umile e bisognoso di bene. Ecco che il ricordo di quando ero alunno si mischia al ruolo attuale. Non è confusione ma presa di consapevolezza. Ora voglio bene alla scuola. Solamente dopo
averla abbandonata. Quando quasi ne ho sentito la mancanza ne ho compreso l’importanza. I colori e i profumi di inizio giugno. L’ultima campanella. In fin dei conti la vita di tutti noi è ancora scandita dai tempi dall’anno scolastico. Basta vedere il traffico diminuito delle nostre città a inizio giugno, dopo l’ultima campanella. La natura dice che le giornate si allungano, la fine della scuola dice che si accorciano. Troppe cose da fare nelle vacanze estive. Tre mesi sono pochi in confronto ai sogni dei ragazzi, quando ancora li hanno… La scuola dovrebbe essere formante alla vita. Dovrebbe in-segnarti i sogni da inseguire, anche quelli delle magiche serate d’estate. E dovrebbe in-segnarti che se nei sogni compare la croce, non bisogna cancellarli perché stanno diventando realtà. Dovrebbe in-segnarti la fatica. E la gioia della fatica. Dovrebbe in-segnarti a diventare adulto. Per questo l’insegnamento in fondo in fondo mi ha sempre un pochino affascinato, anche quando da piccolo dicevo a tutti che mai avrei fatto l’insegnante come mamma e papà. Ecco che dopo essere stato lontano dalla scuola, diciamo che ho sentito la mancanza del tempo e dell’anno scandito secondo i tempi della scuola. È come se l’estate non fosse più estate senza l’ultima campanella. Ora guardo ai ragazzi a me affidati. La scuola: luogo di ricerca e di incontro. Il sapere non è assoluto. “La verità ci abita, non la possediamo”. Il sapere è pronto a sfuggire appena si pretende di possederlo. Forse anche così ho imparato che in-segnare non è risolvere tutti i problemi del mondo, ma ricevere e tentare di lasciare qualcosa di più bello a come lo si pensava. Con la sorpresa che proprio gli alunni a cui si è chiamati ad in-segnare ti in-segnano a loro volta. In quella sinfonia di relazione che solo la scuola può donare. Buone vacanze a tutti: a voi cari ragazze e ragazzi, a voi cari colleghi e a voi care famiglie! La scuola è viva solamente se se ci ri-conosciamo parte di una relazione che dona vita.

Marco Cassinotti