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Il mio intervento di oggi sul quotidiano “La Provincia”

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Caro Direttore,

dopo qualche giorno dall’esisto del referendum sulla Brexit forse si può fare una valutazione con uno sguardo più attento, libero dalle emozioni e dalle sensazioni del dopo-voto. Dobbiamo addentrarci nella realtà politica della nostra Europa, consapevoli che è la nostra patria comune, guardando all’esempio dei padri fondatori.

Lodovico Benvenuti, membro della Costituente e parlamentare cremasco nonché membro del Comitato parlamentare italiano per l’Unione Europea, in una sua riflessione ebbe a dire “Era quello il momento in cui andava proclamato e praticato il principio secondo il quale i problemi di ognuno sono problemi di tutti, che la sicurezza di uno è sicurezza di tutti, che le difficoltà di ciascuno sono le difficoltà di tutta la  comunità: siano esse difficoltà di ordine politico, che di ordine economico, che di ordine sociale”. Potremmo parafrasare queste parole con una semplice espressione: “Europa è l’ora di divenire adulta. È  questo il momento della responsabilità!” L’Europa siamo tutti noi. E allora noi, in primis, dobbiamo  imparare a lasciare un egoismo nazionale nutrito dall’invidia della giovinezza passata (i fasti  nazionalistici), o dalla paura della responsabilità (a condividere le sfide del mondo di oggi). Del resto il  segreto sta proprio nel divenire adulti “ritornando come bambini”. Diventare persone responsabili  difendendo e mantenendo quello sguardo innocente dei bambini che sa ri-conoscere il dono, come  quello dell’unità. Un nuovo umanesimo per l’Europa. L’unione Europea deve finalmente dimostrare di  essere la madre premurosa, custode delle sue radici per essere protagonista nel presente con uno  sguardo rivolto verso il futuro. Altra interessante riflessione mi viene da K. Barth, teologo protestante. A  guerra ormai terminata, in piena guerra fredda, egli sottolinea come la Chiesa non si debba schierare a  priori o per l’est o per l’ovest. Non per una sorta di saccente sguardo nei confronti della politica, ma proprio in virtù di quel “realismo cristiano” che impone ai credenti di rispondere in primis al Vangelo, al servizio per la verità che conduce alla libertà vera (Gv 8, 32). Vivere la “Caritas in Veritate” vuole dire essere innanzi tutto inseriti pienamente nella storia ed essere profeti del proprio tempo, discernere i segni dei tempi e poter indicare la via per il bene. Non ci può essere sempre solo una prima via o una seconda via, anzi “in tutti casi la via può essere solo una terza via!”. Così è fondamentale, oggi come ieri, cercare di percorrere la terza via del perdono reciproco, del rispetto tra gli stati membri, del ri-conoscersi come una grande famiglia. È importante far risaltare, in un’Europa che sembra ormai stanca, la fondamentale vocazione ad essere madre che tutela e protegge la dignità di ciascuna persona (Cf. PAPA FRANCESCO, Discorso al Parlamento europeo, Strasburgo, 25 novembre 2014.). Diversamente cadiamo ancora una volta in un dibattito sterile, dove si prendono decisioni affrettate, motivate solamente da interessi egoistici e senza futuro. Guardiamo allora alla Brexit sotto un altro punto di vista: la responsabilità in tema di migrazioni. Stiamo perdendo l’unità dei padri fondatori, mentre arriviamo ad una forma malata di accordi quali quello tra UE e Turchia, dove l’Unione Europea è arrivata ad erogare ben 6 miliardi di euro ad un Paese che poco meno di due settimane dopo la rettifica dell’accordo ha bollato, tramite il suo commissario per i diritti umani Nils Muiznieks, come rischioso per la mancanza di libertà. Forse accordi fatti solo per chiudere gli occhi verso un problema
che ci riguarda, facendo finta che non vedendo il dramma umanitario sulle nostre coste questo non esista. Ma un’Europa che continua a chiudere gli occhi e a non prendersi nessuna responsabilità è un’Europa senza futuro. Del resto, riprendendo il teologo K. Barth, possiamo intravedere una possibile strada per l’oggi: “oggi non si tratta di combattere, bensì di costruire . È questa l’idea di fondo per la quale noi cristiani ci dobbiamo battere nel mondo politico di oggi”. Dobbiamo insieme impegnarci in una comune responsabilità, educando noi stessi e la nostra Europa a diventare adulta! Costruire insieme quel bene comune, la Gerusalemme celeste (Ap 21), e che fa della politica, secondo la felice espressione del beato Paolo VI, la forma alta ed esigente della carità.

Marco Cassinotti
Crema